Pino Daniele: «Non sono figlio di Napoli»

Pino Daniele in un intervista col giornalista Pasquale Elia del Corriere del mezzogiorno.

Quello che tanti Napoletani come me credevano che fosse un figlio di Napoli, un rappresentante della Napoletanità e di Napoli nel mondo, si è definito in realtà un Garibaldino!!!

Considerando ciò che Garibaldi ed i garibaldini hanno fatto ai danni del Regno delle due Sicilie, ed a Napoli (capitale del Regno) l’uscita dell’ex Napoletano Pino è stata sicuramente infelice farà molto scalpore… Sentire un Napoletano rinnegare la propria città è una cosa che fa male al cuore, una ferita profonda che difficilmente potrà rimarginarsi, Pino Daniele in questa intervista ha firmato la fine di un amore con la propria città, con la propria gente, con le proprie origini.

Sotto riporto l’intervista integrale…

Pino Daniele: «Non sono figlio di Napoli»
L’artista: «Ma mi sento un garibaldino del Sud. In città c’è speranza solo quando arriva il Masaniello di turno»

ROMA— Un’«opera prima»? Su, non faccia lo scugnizzo: ma come fa a dire una cosa del genere dopo aver pubblicato oltre trenta dischi?
«E invece è proprio così. Per grazia di Dio non faccio più parte di nessuna casa discografica, me ne sono liberato definitivamente e adesso mi sento un artista indipendente. Il mio prossimo album sarà come l’apertura di un nuovo capitolo della mia vita professionale. Sarà un’”opera prima”» .

«Yes I know my way» , cantava Pino Daniele nell’ 81. E ancora oggi conosce bene la sua strada, il «mascalzone latino» che il prossimo 24 giugno suonerà a Cava de’ Tirreni (in provincia di Salerno) con Eric Clapton. Concerto di beneficenza (già venduti più di 12mila biglietti) per il quale nessuno dei due artisti ha preteso un cachet. «Lo facciamo per dare una mano all’associazione “Open Onlus”che raccoglie fondi per migliorare l’assistenza clinica dei bambini malati di cancro del centro di Oncologia Pediatrica dell’Ospedale Pausilipon di Napoli», racconta Daniele.

Senza nulla togliere al prestigio dello stadio Simonetta Lamberti di Cava, ma non sarebbe stato più «naturale» tenere lo show al San Paolo di Napoli?
«Lasciamo perdere… Ce l’hanno negato. Non so di chi sia stata la colpa, ma non ho più voglia di far polemiche. So solo che volevamo fare un cosa bella e la faremo. Da un’altra parte».

Ecco, appunto: cosa farà lei con Clapton?
«Ah, per me può anche decidere di suonare da solo, a me basterà stare sul palco accanto a lui senza far nulla».

Magari «qualche» suo fan potrebbe non apprezzare…
«Il fatto è che io vorrei solo cercare di farlo stare bene, non finirò mai di ringraziarlo per aver detto sì alla mia proposta. Comunque l’idea è di partire insieme e poi ognuno suonerà qualche canzone dell’altro».

L’anno scorso fu Clapton ad invitare lei a Chicago per il Crossroads Guitar Festival: cos’è, uno scambio di cortesie?
«È qualcosa di più, è la dimostrazione che con la musica si possono fare cose belle, importanti, come accadeva in passato. Per certi artisti la musica resta un impegno: ci hanno creduto in passato e ci credono ancora».

Perché invece di questi tempi…
«Regna la logica della passerella, di suonare o di scrivere canzoni per far piacere agli altri».

Le va di fare degli esempi?
«Prendiamo Marco Carta o Annalisa Scarrone: bravi interpreti, per carità, ma soltanto perché hanno imparato la tecnica del canto. Però sono ragazzi che vengono fuori da competizioni canore, che sono un’altra storia rispetto alla formazione musicale fatta di impegno e scelte. I loro percorsi assomigliano alle sfilate di Miss Universo, Miss Italia, vince chi è la più carina. Poi aprono la bocca…».

Lei fa proprio a cazzotti con lo show business.
«Io non mi devo vendere e non ho niente da vendere. Voglio soltanto comunicare perché ho sempre vissuto la musica come un fenomeno sociale. Oggi purtroppo il disco è diventato solo un mezzo per raggiungere la notorietà. E nel vedere come vengono pubblicizzate le canzoni attraverso la radio o la tv, a volte mi sembra di seguire “Scherzi a parte”. Una volta la musica portava con sé dei messaggi, adesso non è più di moda».

Chissà perché, la sensazione è che la sua prossima «opera prima» non sarà per nulla di tendenza.
«Esatto, a cominciare dalla produzione. Mia moglie, i miei figli ed io abbiamo realizzato una piccola “azienda”e il cd che uscirà il 20 marzo dell’anno prossimo sarà realizzato con le sole nostre forze. È così che voglio fare musica, come si faceva una volta».

Un ritorno al passato?
«Diciamo che ripartirò dalle origini, anche se so bene che non potrò mai scrivere brani come quelli di un tempo: ho 56 anni e credo di avere un’altra sensibilità. Però nel prossimo album ci sarà sicuramente una canzone che tornerà a mischiare inglese e napoletano. Per il resto sarà un lavoro in cui ci saranno l’orchestra, gli archi, la musica classica e tanto rock».

Di passaggi televisivi, per promozionare il disco, nemmeno a parlarne.
«La tv? Ma se non ha fatto altro che ammazzare gli artisti che avrebbero potuto dare alla gente gli stimoli per pensare».

Però non ha rifiutato «Io canto» e «I migliori anni».
«È vero, ma è stata l’ultima volta. La televisione sta rovinando la gente. Per fare spettacoli di qualità c’è bisogno di gente pensante, con una buona cultura, con un certo spessore. Invece alla testa di reti e programmi ci sono presuntuosetti che credono di sapere tutto. Dicono che sono autori, ma di che?» .

L’argomento la irrita: passiamo alla sua città?
«Io non sono figlio di Napoli…».

Forse era meglio restare sulla tv.
«Finisco la frase: io mi sento figlio del Sud. Sono un garibaldino».

D’accordo, ma la farebbe lo stesso una riflessione sulla terra che le ha dato i natali?
«Da quando ho l’età della ragione ad oggi non è cambiato niente, anzi la situazione è peggiorata. Ma non voglio pensare che non ci sia più la speranza. Una speranza che purtroppo si riaccende soltanto quando salta fuori qualcuno: una volta è spuntato Maradona, una volta Troisi, una volta Pino Daniele… Purtroppo è un popolo che ha bisogno sempre di un re. O di un Masaniello».

Pasquale Elia
03 giugno 2011

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Informazioni su Salvatore Mazzella

Nasco nel Regno delle due Sicilie e precisamente nella capitale, Napoli, era il 23 Marzo del 1971, comincio subito a "rompere" i timpani di mia madre con la batteria...di pentole, mamma poverina decise di regalarmi una chitarra che dava meno fastidio al suo udito, negli anni ho cominciato ad innamorarmi di questo meraviglioso strumento, sono un autodidatta che ha chiesto "consigli" su come domarla, a vari maestri, tra cui Vincenzo Neri e Ciro Perris, ho cominciato a scrivere canzoni ed a partecipare a concorsi canori, ho partecipato a trasmissioni televisive come interprete della musica di Pino Daniele, negli anni sono cresciuto e mi sono avvicinato alla musica della mia terra, "saccheggiando" il repertorio che è stato di grandi maestri come Mario Abbate, Sergio Bruni, Aurelio Fierro, Roberto Murolo, Massimo Ranieri ed il mitico Eddy Napoli. Ne divento interprete in serate dal vivo con chitarra e mandolino oppure in gruppo. La canzone napoletana ti cambia la vita, la interpreti, la vivi, la domi e sei domato, spero che questa mia passione possa ancora durare a lungo, mi accontenterei di viverla fino a che sarò tra voi.. Vedi tutti gli articoli di Salvatore Mazzella

2 responses to “Pino Daniele: «Non sono figlio di Napoli»

  • laba

    Secondo me voleva dire: Se essere Napoletano vuol dire essere Napoletano come certi personaggio che lo villantano (vedi tutti quelli che se ne fregano di Napoli pur essendo Napoletani, ecco, se io devo essere classificato Napoletano alla stregua di quelli, beh anch’io non sono più Napoletano), e ne prendo le distanze, quindi ilsuo grido di dolore non è rivolto a tutti i Napoletani ma quella piccola minoranza che fa tanto casino.
    Con questo, ho cercato di far mia quella sua frase, poi onestamente sarà da chiarire cosa voleva intendere, e mi auguro che sia così.

    • Salvatore Mazzella

      Io credo che se avesse voluto dire questo lo avrebbe detto chiaramente… Credo invece nella sua ignoranza storica, anche lui magari vede Garibaldi ed i garibaldini come eroi, come tutti noi che prima di conoscere la vera storia dell’unita d’Italia conoscevano solo quello che ci avevano impartito a scuola… Aspetto le sue scuse alla città ed ai Napoletani…
      Lo staff di Pino Daniele mi ha comunque mandato una mail in risposta alla mia di protesta sul suo sito, c’era scritto che in serata Pino avrebbe fatto un comunicato stampa, che la sua intervista è stata manipolata, che non avrebbe detto quello che il giornalista ha scritto e che ci sarà una querela nei suoi confronti….
      Io lo spero, anzi, ne sarei veramente felice….

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